Questo articolo è tratto dalla live di Antonio Quaglietta "Presenza: il dono del presente", disponibile sul canale YouTube
La presenza non è qualcosa che si può spiegare. È un'esperienza.
Esattamente come l'amore.
Puoi dire "spiegami l'amore" ma il concetto profondo di amore non è un concetto. La nostra mente è limitata. Non può fare un castello di sabbia. Può solo farsi un'immagine del castello di sabbia.
La presenza è un'esperienza. E la mente non può riprodurla.
Presenti a se stessi (non significa niente)
Qui c'è un punto fondamentale.
Si dice spesso "essere presenti a se stessi". Ma è un'abitudine linguistica che confonde.
Non si è presenti a qualcuno o a qualcosa. Non si è "presenti a se stessi", "presenti agli altri", "presenti al cervello".
Quando sei presente, sei presente. Punto.
Non c'è un oggetto della presenza. Sei nella presenza.
L'osservatore
Quando dici "cavolo, la mia mente sta pensando troppo", chi sta parlando?
C'è un osservatore che guarda l'attività del pensiero.
Quell'osservatore è in uno stato di presenza.
Non c'è bisogno che i pensieri smettano. Ma quando osservi l'attività mentale, sei presente.
I pensieri sono prodotti della mente. Come i suoni sono prodotti del tuo apparato vocale. Non sono "i tuoi pensieri". Non sono la realtà.
Molti pensieri non sono nemmeno prodotti dalla tua mente. Sono ricevuti e riprodotti. Condizionamenti. Ripetizioni di pensieri di altri.
La ruminazione è una porta
Se dici "sto pensando e ripensando, ma perché non si fermano questi pensieri?", sei più presente di chi non si accorge di stare nei pensieri.
I sintomi sono porte.
Se hai un dolore, ti rendi conto di qualcosa. Se hai una ferita che si sta infettando e non senti dolore, è più pericoloso.
Il problema della presenza è che tutti crediamo di essere presenti.
È come l'ascolto. Tutti dicono "sì sì, ascolto molto". Poi reggiamo sei secondi prima di interrompere o vagare con la testa.
Distinguere quando la mente ti porta a passeggio
Se dovessi fare un dono, sarebbe questo: la capacità di distinguere quando i pensieri ti portano a passeggio.
Quando distingui, apri la porta.
La maggior parte del tempo non distinguiamo. Siamo totalmente inconsapevoli.
Se l'attività mentale è continua e costante, quando rispondi "sì, a volte me ne accorgo", stai parlando di rari sprazzi di consapevolezza.
Cinque volte al giorno in cui dici "cavolo, mi sono perso nella mente" = cinque minuti di consapevolezza rispetto a 24 ore di inconsapevolezza.
Gli attaccamenti alle definizioni
Prova a scrivere tutte le definizioni di te. E poi scrivi anche il contrario.
"Sono una persona ordinata." "Sono una persona disordinata."
Se non senti nulla nel corpo, non hai attaccamento.
Ma se provi con: "Sono una persona attenta agli altri" e poi "A volte sono proprio stronzo con gli altri"... senti il corpo che si contorce?
Ecco l'attaccamento.
Sei attaccato all'idea "io sono buono e attento". Pensi che il tuo unico modo di essere amato sia quello. Hai basato tutta la tua vita su quell'immagine.
E questo ti porta fuori dal presente. Nella tua storia.
Quando sei presente, non sei duale. Sei tutto. Sei buono. Sei anche stronzo. Con lo stesso sorriso.
La gratitudine come antidoto
La gratitudine è una porta d'accesso alla presenza.
Ma attenzione: non è dire "grazie Signore per la vita, grazie per i miei figli, grazie per tutto".
Quello è un rituale. Una preghiera automatica. Quando qualcosa è automatico, non è un'esperienza.
La gratitudine è uno stato.
Quando sei grato, l'ego cerca di opporsi.
"Grazie per questa giornata."
"Eh vabbè, ma hai bucato una gomma. Hai lavorato tutto il giorno. E devi pure ringraziare?"
Se rimani nella gratitudine, l'ego prova ma non sfonda.
La gratitudine vera non dipende dal "per cosa". Non conta se sei grato per un paio di occhiali o per la vita dei tuoi figli.
È essere grato. Non è il "per".
Il tempo psicologico
Eckhart Tolle dice:
"Ogni negatività è causata da un accumulo di tempo psicologico e dalla negazione del presente. Disagio, ansia, tensione, stress sono causati da un eccesso di futuro e da un'insufficienza di presente. Senso di colpa, rimorso, risentimento sono causati da un eccesso di passato e da un'insufficienza di presente."
Non è un futuro illusorio. È qui e ora.
Speriamo che questo post ti abbia offerto spunti utili!
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